Il mondo dei social network, la connessione virtuale che ci consente di far sentire la nostra voce, rendere pubblico il nostro pensiero, quello che facciamo, i nostri gusti e le nostre inclinazioni, ci consente di poterci esprimere e di avere una voce raggiungendo un numero potenzialmente indeterminato di persone laddove, rapportandoci con i singoli a quattr’occhi, non saremmo mai potuti arrivare.
Questo è certamente un aspetto positivo dei social ma, come diceva qualcuno “la nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri”, quindi non possiamo dire tutto quello che vogliamo, al di là dell’etica, del nostro senso del rispetto e della nostra sensibilità, i limiti ce li impone anche il Codice Penale.
In quest’ottica si inserisce il reato di diffamazione (art. 595 c.p.).
Diffamare significa, in poche parole, offendere la reputazione altrui.
Offendere qualcuno sui social network (come ad esempio: facebook, instagram, twitter, whatsapp etc) può integrare il reato di diffamazione, anche aggravata.
Vediamo come.
- Il reato di diffamazione.
- Quando la diffamazione è aggravata?
- Qual è la pena prevista per la diffamazione aggravata?
- Come ci si può difendere?
- Come fare se l’offesa proviene da un profilo falso?
- La diffamazione su un chat di gruppo è reato?
- Il reato di diffamazione.
La fattispecie delittuosa è integrata quando vi è una comunicazione con più persone, quindi una pluralità di soggetti in grado di percepirla e comprenderne il significato, che sia coscientemente e consapevolmente offensiva nei confronti di un’atra persona.
- Quando la diffamazione è aggravata?
L’ipotesi di diffamazione aggravata si configura quando il mezzo utilizzato può coinvolgere e raggiungere diverse persone.
A titolo di esempio la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l’uso della “bacheca” su facebook integra il reato di diffamazione aggravata perché si tratta di una condotta potenzialmente idonea a raggiungere un numero quantitativamente apprezzabile di persone. Ma lo stesso vale anche quando si commenta un post esistente.
In pratica parlar male di una persona su un social è come farlo in tv o attraverso un giornale.
- Qual è la pena prevista per la diffamazione aggravata?
La sanzione può essere molto pesante, infatti il nostro Codice Penale punisce il reato di diffamazione con la reclusione da 6 mesi a 3 anni o con una multa pari almeno a 516,00 euro.
- Come ci si può difendere?
Per difendersi è necessario sporgere atto di denuncia-querela, allegando anche la necessaria documentazione, come ad esempio una foto della schermata del telefono (screenshot).
Il consiglio infatti, è quello di procurarsi immediatamente la prova della diffamazione e salvarla sul proprio telefono ancor prima che venga eliminata dalla persona che ci ha offesi.
Successivamente, tramite la querela, verranno avviate le indagini e, qualora la notizia di reato dovesse ritenersi fondata, si avvierà un procedimento penale.
Attenzione però, per ottenere il risarcimento del danno da parte della persona offesa è necessario costituirsi parte civile all’interno del processo.
- Come fare se l’offesa proviene da un profilo falso?
Molti ritengono che creando un profilo falso sia possibile offendere qualcuno senza venire potenzialmente puniti, nulla di più fasullo!
Infatti la polizia postale, incaricata dello svolgimento delle indagini a seguito della querela sporta, ben potrà identificare l’indirizzo IP dal quale è stato inviato il messaggio diffamatorio, quindi il computer o lo smartphone dal quale è stata scritta l’offesa e, di conseguenza, identificare il colpevole.
- La diffamazione su una chat di gruppo è reato?
E’ configurabile la diffamazione su una chat di gruppo, ad esempio su whatsapp?
Ebbene, in questo caso, la Cassazione ha chiarito ogni dubbio statuendo che non commette il reato diffamazione colui che offende qualcuno in una chat di gruppo, ma ingiuria aggravata se l’offeso è presente nel gruppo.
Si tratta, invece, di diffamazione aggravata quando si offende qualcuno non presente all’interno del gruppo.